Omaggio a Saviano, Copernico e al coraggio delle idee


Lunedì scorso, guardando il coraggiosissimo intervento di Roberto Saviano, non ho potuto fare altro che pensare alla potenza delle idee che, talvolta, sono così dirompenti da non lasciar vivere in serenità chi le promulga. Neanche dopo la morte. Vorrei raccontare la storia di Niccolò Copernico, un esempio notevole – e illuminante – di quanto coraggio serva per essere portatori di idee rivoluzionarie.

Mikolaj Kopernik, astronomo polacco, nasce a Torun nel 1473 e muore a Frombork nel 1543. La morte di Copernico è un piccolo mistero: il punto di sepoltura è rimasto ignoto rendendo di fatto impossibile localizzare il corpo per quasi 500 anni. I resti dell’illustre astronomo sono stati rinvenuti nel 2005 da un team di archeologhi polacchi che aveva precedentemente identificato l’altare della basilica di Frombork come luogo di probabile sepoltura. Nel maggio scorso, a poco meno di mezzo millennio dalla sua morte, Copernico ha trovato finalmente pace con la sua seconda sepoltura, nella stessa basilica.

Copernico è stato un uomo illuminato, che ha operato in diversi campi anche non propriamente riconducibili alla scienza moderna, come ad esempio l’astrologia. Copernico riprende le teorie eliocentriche di Aristarco di Samo, astronomo greco che, oltre 1700 anni prima di lui, ebbe una brillante intuizione e formulò un’ipotesi incredibilmente corretta per il tempo: la Terra è in moto circolare intorno al Sole, contemporaneamente ruotando attorno al proprio asse.

Proprio nell’anno della sua morte, Copernico culmina il lavoro di riesame delle teorie di Aristarco di Samo nella pubblicazione della Teoria dell’Eliocentrismo con il De revolutionibus orbium coelestium. La leggenda vuole che Copernico spiri sorridente vedendo il volume stampato solamente in punto di morte. Nell’introduzione, il suo collaboratore Andrea Osiander aggiunge di suo pugno che la Teoria Eliocentrica di Copernico costituisce un mero esercizio matematico, da applicare semplicemente per la previsione della posizione dei pianeti ma non necessariamente aderente al vero.

Il modello eliocentrico di Copernico deriva da osservazioni e risultati ottenuti parallelamente anche da astronomi arabi. Il testo era pronto “in bozza” già nel 1514, dopo una prima stesura durata quasi dieci anni. Al lavoro di Copernico contribuì il matematico tedesco Giorgio Gioacchino Retico, il cui padre fu giustiziato per stregoneria. Per paura di ritorsioni da parte della Chiesa, la pubblicazione del lavoro dovette attendere ben trent’anni. La richiesta da parte del cardinale di Capua Nicola Schonberg di acquisire il manoscritto non fece che scoraggiare ulteriormente l’astronomo polacco e il suo collaboratore, che ritardarono ulteriormente l’uscita del volume. La mistificazione apportata al pensiero di Copernico con la prefazione “addolcita” e la dedica formale al papa Paolo III misero probabilmente il testo al riparo dall’inquisizione per qualche decennio.

A fare le spese della portata rivoluzionaria della teoria eliocentrica fu invece il malcapitato Galileo Galilei, che propose l’impostazione matematica di Copernico come modello fisico del reale anche mediante innumerevoli osservazioni sperimentali. L’illustre pisano venne denunciato nel 1614 da Tommaso Caccini, tuonando dal pulpito di S. Maria Novella a Firenze, contro “certi matematici”, che osavano riprendere proprio le teorie copernicane. Il frate in forza all’ordine dei Domenicani, assieme ai Gesuiti, si occupava di “tutelare” la cultura scientifica e teologica. La storia è tristemente nota: Galileo fu rinchiuso nel carcere di Arcetri e costretto ad abiurare.

La teoria Eliocentrica verrà confermata dal lavoro di Keplero, cui dobbiamo le tre leggi fondamentali per il calclo del moto dei pianeti, valide con buona approssimazione ancor oggi. Nel 1687 Isaac Newton confermò e rese più precise le leggi di Keplero, nel suo modello di Gravitazione Universale.

A Keplero e Newton non dobbiamo solamente importanti risultati in campo astronomico: per la produzione dei modelli i due brillanti matematici fecero fare un balzo avanti al calcolo matematico che si rivelerà fondamentale per i secoli a venire, sviluppando le teorie dei logaritmi neperiani e il calcolo diffenrenziale. Il tutto ebbe impatti rivoluzionari anche sulla fisica, che venne riorganizzata in un nuovo impianto formale che va sotto il nome di meccanica classica. Grazie al lavoro di questi uomini, l’uomo ha prodotto macchine meravigliose dagli usi più disparati e rivoluzionato l’aspetto del pianeta nell’arco di duecento anni.

La Chiesa Cattolica fu molto grata ai due illustri scienziati: la madre di Keplero fu accusata di stregoneria e Newton di congiura massonica, sebbene entrambi avessero una propria visione e credessero, diciamo a modo loro, in Dio. Galileo è stato riabilitato nel 1992 da Papa Giovanni Paolo II, dopo circa 400 anni e Copernico, dopo 500 anni, ha finalmente trovato pace in una sepoltura che non lo nascondesse al pubblico.

Non si può non notare come i latori di grandi idee non vengono mai portati in trionfo, ma ostacolati. Sistematicamente. Per questo, è importante comprendere che questi coraggiosissimi uomini non possono portare avanti le loro idee senza che altri uomini ne raccolgano il testimone. La forza di queste persone è nella scintilla nei loro occhi: la conoscenza.

Ma la conoscenza è un privilegio e un fardello: e questi uomini ne sono perfettamente coscienti. Sanno benissimo che, per il solo fatto di essere portatori di conoscenza, non avranno mai pace. Sta a noi onorarli, possibilmente da vivi.

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4 risposte a Omaggio a Saviano, Copernico e al coraggio delle idee

  1. Paolo Del Medico ha detto:

    La Chiesa non può riabilitare Galileo, perchè Galileo non aveva commesso nessun delitto.
    La Chiesa, invece, avrebbe dovuto condannare Bellarmino per riabilitare se stessa.

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