Lo sviluppo del cervello e le relazioni umane: ricerca del Boston General Hospital


Lo scorso 26 dicembre il sito di Guardian on-line, testata inglese, ha pubblicato un interessante articolo su una ricerca del Massachusetts General Hosiptal che compara le dimensioni dell’amigdala, la porzione più interna del nostro cervello, con l’intensità e a ricchezza della vita sociale.

L’amigdala è un agglomerato di neuroni situato in profondità nel cervello, responsabile dei processi di memorizzazione e delle reazioni emotive. Questo strato cerebrale è molto rozzo ma ha un vantaggio importantissimo per la nostra sopravvivenza: è velocissimo. E’ l’amigdala che sottende ai processi primari di reazione, come ad esempio la risposta di fuga o di attacco, con una velocità ed una efficienza sorprendente: se qualcuno ci sveglia nel cuore della notte, urlando al fuoco,noi balziamo in piedi dal letto prima ancora di rendercene conto.

Il team di ricercatori guidato dalla piscologa Lisa Feldman Barret ha condotto una serie di test basati su risonanza magnetica per determinare le dimensioni dell’amigdala in un campione di 58 persone, tra i 19 e gli 83 anni. L’amigdala è un’area cerebrale che può variare in dimensioni anche del doppio tra individuo ed individuo e l’esperimento della dott.ssa Barret ha confermato questa importante variabilità.

I volontari hanno anche compilato un questionario in cui dichiarano il numero dei conoscenti ed amici che frequentano con regolarità e il risultato dell’analisi incrociata di questi due fattori è stato pubblicato su Nature Neuroscience. Il team di ricercatori ha identificato una relazione tra il numero di persone nel nostro network di conoscenze e la dimensione della nostra amigdala: più questa è grande più tendiamo a conoscere persone nuove e a mantenerne la relazione.

Ciò accade, spiega la Dott.ssa Barret, perché individui con una amigdala più sviluppata hanno maggior facilità a ricordare i dettagli delle conoscenze anche occasionali, ad iniziare da volto e nomi. Ci sono anche altre ricerche che dimostrano come il cervello si adatti cambiando dimensione in aree specifiche, come ad esempio l’ippocampo nei tassisti, che cresce al crescere della mappa mentale della città in cui lavorano. Lo stesso accade nei primati, che sviluppano amigdale più grandi al crescere delle dimensioni del gruppo sociale di cui fanno parte.

Il Guardian sottolinea, giustamente, come la ricerca non include ancora una valutazione degli effetti dei social network via internet, come Facebook, perché questi richiedono uno sforzo cognitivo ben distinto rispetto ad un rapporto in carne ed ossa. Il filone di ricerca è lo stesso del dott. Dunbar. ce ne siamo già occupati a suo tempo, che aveva stabilito come il numero pratico di conoscenze gestibili dal cervello umano sia pari a 150.

Il risultato più interessante di queste ricerche è, comunque, che il cervello si plasma in funzione delle nostre attività. Motivo in più per darci da fare e conoscere quanto più possibile, no ?

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