Il principio di inerzia.


Nel post precedente abbiamo introdotto i tre principi della dinamica di Newton, tutti riassumibili nella celebre

F = ma

forza uguale massa per accelerazione.

Abbiamo introdotto il concetto di vettore e detto che la forza e l’accelerazione sono due vettori, appunto, mentre la massa è uno scalare. Abbiamo visto che i tre “principi” della dinamica, di inerzia, di proporzionalità e di azione e reazione sono in realtà tre interpretazioni discorsive della stessa legge fondamentale. Vediamo come sia possibile, effettivamente, derivarli tutti e tre a partire dall’equazione fondamentale della dinamica.

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5 risposte a Il principio di inerzia.

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  3. corrado morozzo ha detto:

    Principio di inerzia

    A mio parere l’enunciazione tradizionale del principio di inerzia come corpo che persiste nel suo stato di quiete o moto uniforme quando una forza non interviene a modificarlo, non permette di dare la giusta risposta ad uno dei più fondamentali problemi della fisica: come si relaziona un elemento della natura con gli altri elementi?

    Le tre possibili risposte sono: uno a uno, uno a molti e uno a tutti .

    E non credo che possano esserci dubbi che la risposta giusta sia “uno a tutti”, mentre il principio di inerzia sembrerebbe proporre anche una quarta possibilità: l’assenza di relazioni.

    Ovviamente il principio di inerzia, così come il primo principio della termodinamica riconosce che un corpo o un elemento della natura debba necessariamente essere in continua e contemporanea relazione “uno a tutti” con tutti gli altri corpi o elementi dell’universo (preso come sistema unitario) ma, in accordo con il rasoio di Occam, se un corpo è sollecitato da una somma di forze tali che si annullano tra loro, è inutile introdurre nella formula la relazione “uno a tutti” in quanto complessa ed impossibile da gestire dal momento che anche una relazione uno a molti, in condizioni di eterogeneità, darebbe comunque e sempre un valore nullo.

    Con il suo rasoio lo scienziato si comporta alla stregua di un sondaggista che avendo ottenuto una risposta neutrale (la somma zero) su un campione omogeneo e rappresentativo, si sente sicuro di poter estendere il risultato del sondaggio all’universo di riferimento in quanto, per la legge dei gradi numeri, sarebbe teoricamente e sperimentalmente equivalente .

    Ma, come ho detto all’inizio, la sforbiciata e la sostituzione della relazione uno a tutti con una relazione uno a molti rende difficile approfondire cosa effettivamente succeda nelle relazioni tra elementi, perché si limita a presentare il risultato di un processo lasciando da parte alcune delle condizioni che hanno reso possibile il risultato stesso.

    Tra queste condizioni annullate devono includersi non solo l’insieme di forze (a somma nulla) che agiscono sul corpo , ma l’insieme di forze esercitate dall’elemento o corpo nei confronti degli altri elementi dell’universo (o alla loro sintesi locale).

    La formula, infatti, considera “implicitamente” (senza però spiegare come questo possa avvenire), che corpo e ambiente siano “sempre e comunque” in equilibrio tra loro, dal momento che solo questa condizione renderebbe possibile la rasoiata di Occam. (la risultante di un equilibrio dialettico ha valore nullo e quindi si può omettere), ma se è vero che nel tempo la risultante di un equilibrio si annulla, l’equilibrio si raggiunge e si mantiene con un continuo zig-zagare a cavallo dell’equilibrio. Un zig-zagare che, introdotto nella formula, potrebbe aprirci la strada per indagare come si relazionano tra loro gli elementi della natura.

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