Imparare a mentire: la ricerca dell’Università di Ghent


In questi giorni stiamo assistendo ad una serie incredibile di menzogne spiattellate in lungo e in largo nei mezzi di informazione, senza alcun pudore e – incredibilmente – riferite senza alcun tentennamento. Ma come è possibile divertare “esperti mentitori” ?

Secondo la rivista online NewScientist , il cervello umano è “tarato” naturalmente per dire la verità, piuttosto che le bugie. Dire una bugia credibile è un processo molto più complesso della pura e semplice verità, perché richiede uno sforzo immaginativo e di ricostruzione coerente non indifferente.

La bugia è emozionalmente e “computazionalmente” costosa per il nostro cervello: dobbiamo fabbricare una realtà che non esiste e supportarla con tutto un corredo di fatti al contorno perché la realtà inventata “regga” ad una serie di controlli incrociati. Insomma, mentire è faticoso: è proprio su questo meccanismo che si basano le macchine della verità, che intercettano tutti i segnali biologici connessi con lo sforzo del mentire.

Riporta NewScientist che, quando mentiamo, il nostro cervello è molto più attivo rispetto a quando diciamo la verità, in particolare nella regione della corteccia prefrontale. Questo fatto suggerisce che la bugia attiva un vero e proprio processo di inibizione del nostro meccanismo innato di riferire la verità.

La ricerca del dott. Bruno Verschuere dell’Università di Ghent in Belgio ha messo alla prova proprio il nostro meccanismo innato del dire la verità analizzando tre gruppi di studenti di college. Agli studenti è stato prima chiesto di redigere un rapporto scritto sulle loro attività quotidiane e, successivamente, a ciascuno studente è stato chiesto di riferire, a piacimento, il vero o il falso sulle stesse dichiarazioni scritte poco prima.

L’idea del Dott. Verschuere è di inserire una serie domande su un argomento diverso, inframmezzandole nel questionario. Al primo gruppo è stato chiesto di rispondere sempre la verità, al secondo di mentire sistematicamente e al terzo di rispondere con la bugia o la verità in egual misura.

Uno degli effetti caratteristici del mentire è che, essendo un processo complesso, richiede tempi di reazione maggiori che non il dire la verità. Il risultato della ricerca è che il gruppo che ha mentito sistematicamente è diventato sempre più capace di mentire, azzerando praticamente il tempo di reazione fisiologicamente connesso all’atto di dire una bugia.

La pratica del mentire rende perfetto il gesto stesso del mentire. Il dott. Scott Lilienfeld, psicologo della Emory University di Atlanta, sostiene che l’abitudine al mentire, maturata dai criminali o da personalità psicopatiche, può essere tale da confondere le macchine della verità comunemente utilizzate per smascherare il disonesto patologico.

Insomma, con un pò di sana pratica e di sistematica abitudine a riferire fatti falsi, mistificati e distorti, possiamo arrivare a sostenere davanti a milioni di persone anche le tesi evidentemente più assurde e paradossali, facendole sembrare verità.

Viene da pensare che questa ricerca, in Italia, sarebbe stata immediatamente tacciata di “comunismo”.

A Lunedì.

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Una risposta a Imparare a mentire: la ricerca dell’Università di Ghent

  1. Stefano ha detto:

    Sarà un caso l’immagine scelta per l’articolo? 😉

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