Il Flare di S.Valentino


L’istituto della NASA per l’osservazione delle dinamiche solari Solar Dynamics Observatory (SDO) riporta che il giorno di S.Valentino scorso Fratello Sole ci ha fatto davvero un gran bel regalo: un brillamento solare di classe X.

I brillamenti solari (o solar flares) sono classificati per potenza emessa in Watt per metro quadro in 4 categorie: A, B, C, M e X. I flare più vigorosi, di classe X, sono molto rari: l’ultimo brillamento di questa potenza risale al 2006. Le stelle non sono solide come i pianeti, ma costituite da un “mare” di gas in stato plasmatico, in continuo movimento e mutamento. I brillamenti sono originati da allineamenti estemporanei dei campi magnetici che, trovandosi eccezionalmente a sommarsi, producono una violenta espulsione di materiale stellare, un vero e proprio “vento di particelle” che va sotto il nome di vento solare.

Proprio il 14 Febbraio scorso si è verificato uno di questi eccezionali flare e l’energia prodotta ha già raggiunto la Terra. Venti solari particolarmente potenti possono generare fenomeni significativi quando entrano in contatto con la magnetosfera terrestre, manifestandosi come flusso di raggi X in grado di interferire con le comunicazioni radio terrestri, ma anche di produrre danni biologici al personale di volo aereo e aerospaziale.

Riporta la SDO che il vento di protoni emesso dal Sole con il flare di S. Valentino ha viaggiato a circa 900 Km/s e, quindi, ha coperto i 150 milioni di Km che separano la Terra del Sole in poco meno di due giorni. Nessuna catastrofe né danni al funzionamento di comunicazioni e satelliti: semplicemente un gran bello spettacolo di iridescenti aurore boreali. Ma il bello è che le immagini catturate dalla Nasa mostrano chiaramente come il Sole sia in piena ripresa di attività.

Gli effetti dell’incremento di attività geomagnetica possono durare anche diversi giorni, è quindi perfettamente possibile assistere a spettacolari eventi anche nelle prossime ore. Questi effetti non sono sempre deleteri, i radioamatori di tutto il mondo possono invece trarre giovamento dall’aumentata attività solare perché il vento di protoni non ha sempre effetto distruttivo. Le onde radio, infatti, possono propagarsi più facilmente da un capo all’altro del pianeta in presenza di attività solare. Accendere un ricevitore in onde corte in momenti di propagazione è un’esperienza davvero curiosa: nelle bande amatoriali tra gli 1.8 e i 30 Mhz si verificano delle improvvise “aperture”, durante le quali è possibile ascoltare segnali provenienti anche dall’altro capo del pianeta, come Australia e Nuova Zelanda, per poi – in pochi minuti – sparire nuovamente nel nulla.

Non resta che stare “con le antenne dritte”, quindi …

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