Referendum 12 e 13 giugno: il legittimo impedimento


Il 12 e 13 giugno il popolo italiano è chiamato ad esprimersi su tre temi referendari di cruciale importanza:

  • la privatizzazione dei servizi pubblici di erogazione dell’acqua
  • il legittimo impedimento
  • la produzione di energia nucleare

In LidiMatematici siamo fermamente convinti che una cittadinanza consapevole si possa realizzare solamente attraverso la conoscenza e, quindi, una corretta informazione. Dedichiamo questo post al tema referendario del legittimo impedimento.

Il quesito referendario recita:
“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonché l’articolo 2 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”

Votare SI al referendum sul legittimo impedimento significa eliminare una legge in aperta contraddizione con il principio di uguaglianza davanti alla legge sancito dall’art. 3 della Costituzione. Votare NO corrisponde a legittimare questa eccezione normativa al principio etico universalmente condiviso “la legge è uguale per tutti“.

Qualunque sia la vostra opinione, è importante che il 12 e 13 giugno andiate a votare e che facciate sentire la vostra voce. L’autore ritiene che l’uguaglianza di fronte alla legge sia un diritto fondamentale inalienabile e che, a prescindere da condizioni di censo o di status, tutti i cittadini siano chiamati a risponderne in egual misura.

La legge sul cosiddetto legittimo impedimento è a tutti gli effetti una “legge ad personam”, ovvero espressamente mirata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e, se mai aveste dei dubbi, potete toglierveli con i vostri stessi occhi leggendone il testo.

Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza.Art. 11.  Per  il  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  costituisce
legittimo  impedimento,  ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di
procedura  penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali,
quale  imputato,  il  concomitante  esercizio  di  una  o  piu’ delle
attribuzioni  previste dalle leggi o dai regolamenti e in particolare
dagli  articoli  5,  6  e  12  della  legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive  modificazioni,  dagli  articoli  2,  3  e  4  del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, e dal
regolamento interno del Consiglio dei Ministri, di cui al decreto del
Presidente  del  Consiglio  dei ministri 10 novembre 1993, pubblicato
nella  Gazzetta  Ufficiale  n. 268 del 15 novembre 1993, e successive
modificazioni,    delle    relative    attivita’    preparatorie    e
consequenziali,  nonche’ di ogni attivita’ comunque coessenziale alle
funzioni di Governo.
2.  Per i Ministri l’esercizio delle attivita’ previste dalle leggi
e  dai  regolamenti  che  ne disciplinano le attribuzioni, nonche’ di
ogni  attivita’  comunque  coessenziale  alle  funzioni  di  Governo,
costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del
codice   di   procedura   penale,   a  comparire  nelle  udienze  dei
procedimenti penali quali imputati.
3.  Il  giudice, su richiesta di parte, quando ricorrono le ipotesi
di cui ai commi precedenti rinvia il processo ad altra udienza.
4.  Ove  la  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri  attesti che
l’impedimento  e’  continuativo  e  correlato  allo svolgimento delle
funzioni  di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo a
udienza successiva al periodo indicato, che non puo’ essere superiore
a sei mesi.
5.  Il  corso della prescrizione rimane sospeso per l’intera durata
del  rinvio,  secondo quanto previsto dell’articolo 159, primo comma,
numero  3),  del  codice  penale,  e  si  applica  il terzo comma del
medesimo articolo 159 del codice penale.
6.  Le  disposizioni  del  presente  articolo si applicano anche ai
processi  penali  in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di
entrata in vigore della presente legge.Art. 2
1. Le disposizioni di cui all’articolo 1 si applicano fino alla
data di entrata in vigore della legge costituzionale recante la
disciplina organica delle prerogative del Presidente del Consiglio
dei Ministri e dei Ministri, nonche’ della disciplina attuativa delle
modalita’ di partecipazione degli stessi ai processi penali e,
comunque, non oltre diciotto mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, salvi i casi previsti dall’articolo 96 della
Costituzione, al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei
Ministri e ai Ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro
attribuite dalla Costituzione e dalla legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
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