Radiotelegrafia amatoriale: l’esperanto del nuovo millennio (parte 1)


Proseguiamo la nostra breve incursione nella linguistica parlando di un sorprendente fenomeno mondiale che ha portato allo sviluppo di un linguaggio comune: la radiotelegrafia amatoriale. Ce ne siamo occupati tempo addietro ed entriamo nel dettaglio, in una serie di post, degli aspetti linguistici di questo sorprendente fenomeno.

La telegrafia nasce come codifica del linguaggio naturale per consentire di trasmettere messaggi lungo una linea di trasmissione (via cavo o etere), in modo che:
•    il messaggio non sia ambiguo
•    la ricezione del messaggio sia certificabile
•    il messaggio sia il più breve possibile
Dalla metà del XIX secolo, la telegrafia è stata applicata per trasmettere messaggi lungo una linea dedicata via cavo, con certezza quasi assoluta dell’avvenuto contatto, mentre nel XX secolo, con l’invenzione degli apparati radio ricetrasmittenti, la telegrafia è stata applicata con successo nelle trasmissioni via etere (radiotelegrafia). Il linguaggio radiotelegrafico è stato esteso per incorporare segnali di controllo (procedural signs o prosigns), atti a regolare il contatto radio, con l’obiettivo di fornire agli operatori un protocollo di controllo che li aiuti a capire se il messaggio trasmesso è stato effettivamente ricevuto.

La telegrafia e la radiotelegrafia professionale, quindi, avevano una esclusiva connotazione procedurale ovvero, più che un linguaggio, costituivano un processo di codifica regolato da apposite procedure di ricetrasmissione a supportare l’invio e la ricezione del segnale. Alla fine del secolo scorso la radiotelegrafia come strumento di radiocomunicazione professionale è stata gradualmente dismessa ma la maggiorparte dei radioamatori ancora la pratica: per ottenere la patente di radioamatori, fino al 2006, era obbligatorio impararla  e un buon 30-40% la usa, oggi, nei collegamenti radio.

Dal punto di vista del linguaggio, questo fatto è di importanza capitale: fin tanto che la radiotelegrafia è stata utilizzata a scopo professionale è rimasta rigidamente codificata entro strutture procedurali definite, con nessuna possibilità di variazione. L’operatore telegrafista professionista aveva l’obbligo di rispettare rigidamente sia la cadenza di trasmissione (ritmo), sia le procedure.

Il radioamatore, per fortuna, non è costretto a conformarsi a regole rigide ed è praticamente libero di trasmettere come vuole. Nel prossimo post vedremo un esempio di comunicazione codificato secondo il linguaggio telegrafico radioamatoriale e come questo, incredibilmente, abbatta qualsiasi barriera culturale.

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