Kalos kagathos


A mente fresca, e fuori dalla tentazione di scrivere l’ennesimo “coccodrillo”, vale certamente la pena di fermarsi a riflettere sulla figura di Steve Jobs. Un personaggio del genere merita una analisi un tantino più approfondita del semplice elenco delle innovazioni, delle idee anche troppo in anticipo rispetto ai tempi, che ne hanno caratterizzato la figura.

Steve Jobs ha saputo coniugare invenzione e iniziativa e una incredibile pervicacia di fronte al fallimento. Pochi media si sono soffermati sull’aspetto tecnico della “visione Jobs”. Quando fu licenziato da Apple fondò una azienda di nome NeXT che non brillò particolarmente come player nel mercato. Il sistema operativo delle macchine NeXT, il NeXTSTEP, era costituito da un mix – tecnicamente un ibrido – estremamente efficiente di nuove tecnologie, come la programmazione ad oggetti, e di un affidabilissimo sistema operativo, lo Unix, all’epoca utilizzato nella maggior parte dei dipartimenti di ricerca e della difesa americani.

Erano i primi anni ’90, il Personal Computer era ormai una realtà affermata e l’idea di usare da un lato una tecnologia vecchia ma affidabilissima, aperta e flessibile come Unix, e dall’altro uno strato di programmazione ad oggetti che si rivelerà fondamentale per lo sviluppo di internet era decisamente troppo ambizioso. Steve Jobs, però, era perfettamente cosciente del potenziale di NeXTSTEP e, al suo rientro in Apple, azienda ormai morente e confinata ad un 5% di quota di mercato, riuscì a rivoluzionare con incredibile audacia il sistema operativo ormai morente MAC OS 9, in un mix di nuovo e vecchio unico nel panorama del mercato.

L’intuizione di Jobs è stata di fare tesoro dell’esperienza di Linux, un clone di Unix nato completamente free grazie ad internet, che dimostrava come un complesso sistema operativo, adottato dalle migliori istituzioni governative, potesse essere usato anche nei personal computer. Era l’inizio del terzo millennio, e Steve Jobs ha avuto il coraggio di applicare la struttura di NeXTSTEP ad un sistema operativo interamente nuovo, Mac OS X, basato su un cuore Unix e su un aspetto esteriore che ne maschera completamente la complessita.

Senza una attenta operazione di marketing – la X sta sia per Unix che per 10 – una rivoluzione del genere sarebbe stata solamente un azzardo. Il solo marketing, ovviamente, non basta: se il nuovo sistema operativo fosse stato di qualità meno che eccelsa sarebbe stata definitivamente la fine di Apple. Le applicazioni scritte per il vecchio sistema, OS 9, non erano compatibili con OS X ed è stato proprio grazie alla incredibile qualità di OS X che Jobs riuscì ad encapsulare un emulatore, si chiamava Classic, in grado di far girare le vecchie applicazioni.

L’altro caposaldo di Apple è la chiusura e la totale integrazione tra hardware e software: in un momento in cui tutto il mondo andava e continua ad andare verso la compatibilità e schede intercambiabili di diverse marche, Jobs decideva, e Apple continuerà su questa linea, di produrre hardware e software l’uno esclusivamente compatibile con l’altro. Entrambi, ovviamente, molto costosi. Come convincere l’utente ad acquistare un oggetto costoso ? Con una formula molto semplice: è bello e funziona bene.

Furbizia ? Marketing ? Appeal ? Qualita ? Certamente e, soprattutto: contemporaneamente. Chi vi scrive usa, oggi, un iMac del 2002 che, ad aprile del prossimo anno, compirà 10 anni di onorato servizio e, ancor oggi, è in perfetta efficienza. Innovazione continua ed incessante, nel 2001 esce OS X, nel 2002 iPod, nel 2006 AppleTV, nel 2007 iPhone, nel 2010 iPad, tutti i modelli si rinnovano continuamente, in un costante crescendo di caratteristiche tecniche e di qualità estetica. La parola d’ordine è sempre la stessa: Kalos Kagathos.

Dispositivi belli e che funzionano, certo, ma anche costosi e chiusi. Il che ha svantaggi non da poco: con ben 64 gb di memoria di archiviazione è piuttosto complesso condividere un file come faremmo con un comune PC. Il paradigma di Steve Jobs è anche questo: un astuto mix di marketing ed efficienza che risolve, contemporaneamente, il problema dell’affidabilità e quello dei profitti.

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