Verso la linguistica computazionale: Saussure e lo strutturalismo


Proseguiamo il nostro viaggio nella linguistica con Ferdinand de Saussure, il linguista svizzero padre dello strutturalismo.  Ancor oggi l’analisi del processo con cui il cervello umano assegna significati a schemi specifici è una questione aperta, resa ancor più interessante dall’invenzione del calcolatore elettronico.

Siamo già abituati, grazie a cinema e fiction, a computer parlanti e l’uomo si sta pian piano avvicinando all’obiettivo di realizzare macchine in grado di interpretare le strutture del linguaggio in modo da intercettarne il significato inteso dal parlante. I primi risultati si iniziano ad intravedere, con macchine in grado di battere gli umani al telequiz, è il caso di Watson, di cui abbiamo già parlato.

Ma come è possibile insegnare ad una macchina ad intercettare il significato di un discorso ? Come sempre nella scienza le intuizioni più raffinate sono spesso accantonate per lunghi anni e possono rivelarsi improvvisamente utili per scopi completamente diversi. In Corso di linguistica generale, del 1916, Saussure introduce una serie di innovazioni assolutamente fondamentali non solo per la comprensione del processo di formazione del linguaggio umano, ma anche preziosissimi per la linguistica computazionale, cioé per dotare i calcolatori di capacità linguistiche.

Abbiamo già parlato del Triangolo Semiotico e del processo di significazione. Secondo Saussure segno, significato, significante e referente sono gli elementi alla base della convenzione linguistica definita dall’uomo per gli scopi comunicativi. Saussure arriva a generalizzre il concetto di linguaggio come sistema complesso di segni, che possono essere vocali ma anche scritti, finalizzato proprio a sostenere il processo della comunicazione. In particolare il segno linguistico è completamente arbitrario e viene stabilito tramite un processo condiviso nella comunità di parlanti. Il linguaggio come convenzione, quindi.

L’idea che si rivelerà determinante per lo sviluppo della linguistica computazionale è che l’uomo non comprende l’essenza di un oggetto in sé, ma lo definisce attraverso le mutue relazioni con altri oggetti, da qui il termine strutturalismo. Ad esempio, noi non abbiamo alcuna idea di cosa sia una mela, cioé possiamo vivere – e lo abbiamo fatto per migliaia di anni – e comunicare informazioni riguardo ad una mela anche senza conoscerne la composizione chimica. Ciò che concorre a definire il concetto di mela sono le sue proprietà, come ad esempio le qualità: rossa, tonda, dolce. Come le relazioni di parte: ha un picciolo. Come le proprietà intrinseche: è commestibile.

Nell’arco della nostra vita, con lo studio e con l’esperienza, stabiliamo continuamente una serie di relazioni tra entità ed oggetti. E’ così che, pur non avendo la minima idea della termodinamica che fa funzionare il il motore a scoppio della nostra automobile, riusciamo a comunicare perfettamente eventuali anomalie al meccanico di fiducia. Non sappiamo cos’è un motore, ma sappiamo che si accende e si spegne, che è collegato al cambio, che fa girare le ruote, e così via.

L’immensa rete di relazioni che apprendiamo, nel corso degli anni, è continuamente aggiornata e rimodellata sulla base della realtà circostante. Esteso ad una vasta comunità di parlanti, questo fenomeno porta alla definizione di segni condivisi, come ad esempio la x in alto a destra da cliccare per chiudere una finestra dell’interfaccia grafica del PC.

Abbiamo imparato a capire che una finestra ha una relazione di parte con quella x, cioé la x è un elemento della finestra e che, premendo quella x, la finestra si chiude. Quella x è diventata un segno che rappresenta un significato ben preciso.

In un post successivo vedremo quanto lo strutturalismo sia essenziale per costruire un modello  di conoscenza  e parleremo dello strumento formale d’elezione, adottato oggi in scienza dei calcolatori: le ontologie.

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11 risposte a Verso la linguistica computazionale: Saussure e lo strutturalismo

  1. Marco ha detto:

    Continua la tua interessante serie di post sulla Comunicazione. Tempo permettendo cercherò di approfondire il discorso “strutturalismo” che sinceramente non conoscevo ma che, a quanto leggo qui da te, sembra essere di fondamentale importanza per comprendere il nesso tra l’oggetto e le mutue relazioni con altri oggetti, dove per oggetti si possono considerare anche pensieri, concetti, sensazioni, sentimenti ecc.

    E’ molto interessante il passaggio:
    Ma come è possibile insegnare ad una macchina ad intercettare il significato di un discorso ?” Ad oggi, vari software in circolazione permettono “il riconoscimento vocale” che si basa sulla costruzione di DTB magari anche in grado di ampliarsi; ma siamo ancora ben lontani dalla possibilità da parte delle macchine di comprendere il significato di un discorso. La domanda che ci si dovrebbe porre è: “vogliamo che le macchine siano in grado di comprendere il significato di un discorso? E molto altro ancora…?“. Ma forse sto anticipando la trattazione degli argomenti… OK, mi metto seduto, buono buono e aspetto di leggerti.
    Un saluto
    Marco

    • lidimatematici ha detto:

      Grazie Marco. Se hai domande e curiosità ne possiamo parlare anche ora !
      Ciao

      • Marco ha detto:

        Grazie a te.
        Riguardo alle domande non credo ce ne sia bisogno. Penso tu abbia già in mente una “struttura” da seguire sia sugli argomenti che sui tempi di pubblicazione; domande in questo momento potrebbero solo anticipare contenuti che sono certo hai già nel “cassetto”. Preferisco seguire il tuo filo narrativo e se avrò curiosità da chiarire approfitterò molto volentieri. Grazie.
        Un saluto
        Marco

      • bastardadentro ha detto:

        Marco è uno studente 15enne! Curiosità e apertura mentale siano sempre con te!

        (Svelo una cosa, sono una prof. di matematica e mi emoziono davanti all’intraprendenza e al gusto della scoperta, a 360°).
        Ciao, ad entrambi
        N.

  2. lidimatematici ha detto:

    Si, Marco ci regala una grande speranza. Il suo blog è incredibile anche per una persona più adulta !

  3. Marco ha detto:

    Ringrazio entrambi dandovi una notiziona: ad Agosto sono diventati 16 (gli anni).
    Ho scoperto da poco Carlo ed i suoi Lidi ed ho “preso in prestito” alcuni arnesi dalla cassetta degli attrezzi, soprattutto quelli matematici. Poi ho letto di questo percorso sui linguaggi e la comunicazione ed ho voluto far sapere che apprezzo molto. Io credo che chi fa comunicazione a diversi livelli prima o poi è giusto che ne approfondisca anche storia, attori e meccanismi. C’è solo che da imparare da questi approfondimenti. Se poi la comunicazione che si vuol fare è mirata a contenuti scientifici, beh, tanto meglio (almeno per me).
    Un saluto
    Marco

  4. bastardadentro ha detto:

    Wow! 16 anni…che meraviglia
    io leggevo, anzi, divoravo i Marvel comics e sognavo l’America, da scienziata…

  5. lidimatematici ha detto:

    Eh già, la curiosità intellettuale è fondamentale. A 16 anni iniziavano ad apparire le prime calcolatrici programmabili (era il 1986). Ricordo che generalizzai le soluzioni dei sistemi di 2 e 3 equazioni, scrissi un programma per la calcolatrice, che portai ai compiti in classe. Ovviamente, finivo i compiti in classe in una frazione del tempo. Quando la prof di matematica se ne accorse mi disse di non portare la calcolatrice, anzichè chiedersi come diamine avessi fatto a generalizzare la soluzione e a scrivere il programma. La curiosità, ripeto, è merce rara: restiamo in contatto il mio profilo facebook è http://www.facebook.com/carlo.consoli

    • Marco ha detto:

      Beh, la prof ha forse perso l’occasione di approfondire e magari far partecipare l’intera classe. E’ curioso come chi si avvicina al mondo dei linguaggi di programmazione spesso lo fa programmando una calcolatrice (anche un foglio elettronico) o creando un software calcolatore di sana pianta. Esiste un forte legame tra la programmazione, la logica ed il calcolo. Anche io ho scritto uno dei miei primissimi software creando una calcolatrice (Calc-Express).
      Credo che questa curiosa coincidenza (ogni programmatore ha la “sua” calcolatrice nel cassetto) dipenda dal fatto che quando si fa programmazione niente porta ad un risultato immediato e misurabile come il Calcolo, questo perchè si sente la necessità (soprattutto all’inizio) di verificare immediatamente il risultato del codice scritto. Poi con il tempo e l’esperienza la programmazione si svincola dal puro calcolo e può portarti da qualsiasi parte. La computazione è alla base della logica dei linguaggi di programmazione e non solo. Ti seguo curioso.

  6. bastardadentro ha detto:

    Per quel che mi riguarda sei già nella mia lista (sono la ex-WW)
    ciao

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