Bimbi e alimentazione: lo studio di Barilla CFN


Portare vostro figlio al ristorante è un incubo ? Fuori casa i nostri bambini sono condannati allo sciopero della fame ? Proprio ieri il Barilla Center for Food and Nutrition ha pubblicato i risultati dello studio Alimentazione e bambini: modelli sostenibili per le nuove generazioni.

Lo studio, scaricabile gratuitamente dal sito di Barilla CFN , mette in evidenza un fenomeno estremamente interessante: più il cibo è differenziato e raggiungibile e maggiore è la frequenza dei disordini alimentari.

Vale a dire che nei paesi più sviluppati, dove le persone sono libere di scegliere cosa, quanto e come mangiare, la frequenza dei disturbi alimentari è in aumento. Viceversa, nei paesi in via di sviluppo il cibo è scarsamente accessibile il fenomeno dei disordini alimentari è praticamente assente.

Il punto, lancia l’allarme Barilla CFN, è che manca una cultura adeguata dell’alimentazione. In assenza di linee guida nutrizionali chiaramente esposte alla grande massa e, soprattutto, definite in modo tale da renderne immediata l’applicabilità, è estremamente facile sviluppare abitudini alimentari sbagliate, cioé caratterizzate dall’assunzione dei cibi in modo sbilanciato.

Il punto chiave è che la disponibiltà di cibo, in assenza di linee guida, porta direttamente alla diffusione di patologie tipiche dell’eccesso di alimentazione. Se, poi, al disordine alimentare aggiungiamo la riduzione dell’attività fisica tipica delle vita da metropoli, il mix esplosivo è bello che pronto. Sulla base del lavoro condotto dal fisiologo americano Ancel Keys e pubblicato in Mangiar bene per vivere meglio, lo studio torna a sottolineare l’importanza della dieta mediterranea.

Ancel Keys osserva correttamente che nei paesi dove il consumo degli alimenti naturali è più equilibrato, la popolazione è più longeva. E’ importante comprendere che il concetto di equilibrio è in realtà associato alla probabilità di reperire un certo tipo di cibo nella specifica zona. Madre Natura, offrendo un alimento con maggior frequenza, ci dice implicitamente di mangiarne di più. Non è un caso che le cardiopatie siano più frequenti nei paesi nordeuropei, dove l’alimentazione è particolarmente ricca di grassi saturi, tipici dei prodotti meno frequenti in natura.

Il problema è che noi abitanti delle grandi metropoli non siamo più in grado di distinguere quali alimenti siano più frequenti in natura e quali meno: è tutto accessibile sullo scaffale del supermercato. Allo scopo, gli istituti di ricerca operanti nel campo delle Scienze dell’Alimentazione hanno sviluppato un modello rappresentativo, esemplificativo e facilmente leggibile: la Piramide Alimentare (clicca sull’immagine per ingrandire).

Alla base della piramide stanno le attività che dovremmo condurre con maggior frequenza: attività fisica ed un rapporto positivo con il cibo, preferibilmente da consumarsi in compagnia. Subito sopra  è il consumo di frutta e verdura: è la seconda fonte di cibo da cui dovremmo attingere più di frequente. In mezzo sta il consumo di pesce e di acqua mentre uova, formaggi, pollame e vino andrebbero consumati con moderazione. Carne rossa e dolci dovrebbero invece trovare un posto modesto nel nostro stile di alimentazione.

Alla luce di questo studio, dovremmo prontamente correggere sia lo stile di vita che l’alimentazione dei nostri bambini: bevande gassate, merendine, cibi precotti, fast-food non sono esattamente prodotti ordinariamente disponibili in natura. E’ essenziale che i nostri bimbi siano liberi di correre e, quando possibile, dovrebbero praticare sport con cadenza regolare.

Sta a noi genitori, correggendo per primo il nostro stile di alimentazione e privilegiando una maggiore attività fisica, dare l’esempio.

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