Il sonno della ragione genera … ottimismo: l’esperimento di Nature. (parte 2)


Riprendiamo il post precedente per entrare nei dettagli dell’esperimento pubblicato su Nature di novembre, sull’ottimismo immotivato, a cura di Tali Sharot, Raymond J Dolan e Christoph W Korn, un team di ricercatori inglese e tedesco dello University College di Londra e della Humboldt University di Berlino.

Oggetto di analisi è il meccanismo di contrapposizione di un netto rifiuto di aggiornare le proprie convinzioni anche quando le informazioni rilevate sono chiaramente negative. Negli individui particolarmente ottimisti, queste informazioni vengono trattate con un livello di razionalità nettamente inferiore rispetto a quelle positive, in modo del tutto asimmetrico.

Agli individui oggetto dello studio è stato chiesto di formulare una serie di stime, mentre vengono sottoposti a risonanza magnetica funzionale. I più ottimisti hanno mostrato come, nel trattamento delle informazioni negative, le varie regioni della corteccia prefrontale coinvolte nel processo di valutazione hanno registrato un netto calo di attività, rispetto a quando vengono ingaggiate per esaminare le evidenze positive. In particolare gli individui che si sono qualificati come marcatamente ottimisti hanno mostrato, sempre in presenza di elementi negativi, una riduzione di attività  cerebrale della corteccia prefrontale inferiore destra, la sezione cerebrale deputata ai processi di valutazione. La stessa sezione cerebrale viene invece attivata normalmente quando l’analisi è rivolta alle evidenze che rinforzano le convinzioni ottimistiche. Il risultato netto è che le stime proposte dagli individui ottimisti si sono rivelate sistematicamente errate proprio per il rumore introdotto nella valutazione “di parte” delle evidenze negative.

L’esperimento è stato condotto in fasi. Il campione è stato diviso in tre cluster: uno particolarmente ottimistico, uno pessimistico ed un terzo di controllo. In ciascuna fase ai partecipanti è stata presentata una lista di eventi avversi, generalmente correlati ad importanti traumi o malattie come ad esempio il cancro. A ciascun partecipante è stato poi chiesto di valutare la probabilità che un evento del genere possa capitare fattivamente a sé stesso. Registrate le stime fornite del primo ciclo, agli stessi partecipanti sono state presentate le statistiche medie misurate su larga scala, relative agli stessi eventi. Infine, allo stesso campione è stato richiesto di aggiornare le proprie stime in base agli ulteriori dati statistici acquisiti.

Le indagini, corredate di risonanza magnetica funzionale, hanno dimostrato come il campione più ottimista non ha solamente rifiutato di aggiornare le proprie stime in ragione dei dati statistici reali, ma ha mostrato un chiaro processo di inibizione dell’attività cerebrale nella valutazione delle informazioni statistiche presentate. In pratica il cervello di queste persone ha valutato in modo del tutto asimmetrico le informazioni negative.

Ne abbiamo parlato tempo addietro, presentando i risultati dell’Esperimento di Aarhus sul carisma, dove uno studio analogo ha dimostrato praticamente che le aree cerebrali deputate alla valutazione vanno, per cosi dire, in stand-by, di fronte ad un soggetto dotato di carisma, impedendo praticamente alle persone di ragionare.

Questo esperimento fornisce risultati in linea con il filone delle sperimentazioni analoghe, che dimostrano ampiamente come i processi di valutazione siano fortemente inibiti da meccanismi di fede, dogma, fiducia e ottimismo nei confronti dell’ “uomo forte”.

I maghi del marketing commerciale e politico conoscono bene questo meccanismo: in presenza di una disposizione ottimistica apriori il cervello “funziona meno” ed è quindi più facile far dimenticare le evidenze avverse o gli aspetti sgraditi di quel prodotto o di quel politico.

E, i danni, si vedono tutti.

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