Radiotelegrafia amatoriale: l’esperanto del nuovo millennio (parte 4)


Riprendiamo l’argomento della radiotelegrafia amatoriale proponendone una analisi linguistica.

Il linguaggio radiotelegrafico gode di proprietà linguisticamente molto interessanti. Fondamentalmente, è un linguaggio settoriale, ovvero utilizzato da un gruppo omogeneo di persone (i radioamatori, nella fattispecie). Il lessico su cui si basa non è chiuso ma in continua evoluzione e consente di esprimere, seppur in misura limitatissima, emozioni. Come linguaggio spontaneamente prodotto da una comunità di individui diffusa omogeneamente in tutto il mondo, non solo  costituisce uno strumento condiviso, ma è anche espressione delle caratteristiche culturali di chi lo utilizza e, inoltre, mostra accenni di specializzazione rispetto a sotto-domini culturali.

Non si tratta solamente di un gergo. Il gergo è quell’insieme di strumenti espressivi che, tra locuzioni e termini alternativi, rende il dialogo di due esponenti della stessa classe sociale o gruppo ristretto immediatamente riconoscibili. Infatti, quando due radioamatori si incontrano, possono usare espressioni del tipo “Stasera faccio QSY con la XL”, per dire “Stasera, io e mia moglie usciremo”.

La radiotelegrafia amatoriale, però, non fornisce una mera collezione di termini o locuzioni alternativi, ma anche una struttura di linguaggio alternativa, valida per persone provenienti da diversi contesti culturali, anche internazionali. I gerghi non sono così espressivi: questo tratto è molto più correlato ai cosiddetti linguaggi pidgin.

Tipicamente i pidgin sono caratterizzati proprio dall’avere una funzione di “linguaggio-veicolo”, con lo scopo di consentire a comunità diverse di dialogare usando uno strumento linguistico comune e sono il risultato di contatti regolari tra culture diverse, che hanno necessità di comunicare e che non hanno una lingua comune. Il grande vantaggio della struttura semplificata dei pidgin, in forma di Soggetto / Verbo / Oggetto, senza clausole di complemento complesse o strutturate, è di consentirne un rapidissimo apprendimento e quindi una diffusione velocissima.

La telegrafia è quindi una lingua viva, ci sono diversi esempi del fenomeno di specializzazione linguistica in radiotelegrafia e diversi altri se ne producono continuamente: il linguaggio radiotelegrafico non è quindi stabile, ma in continua evoluzione. Nuovi lemmi o elementi procedurali vengono aggiunti di tanto in tanto e si ‘propagano’ nell’etere man mano che i radioamatori decidono di farne uso. Quando l’uso è sufficientemente diffuso, i nuovi lemmi o modi di dire diventano patrimonio permanente di tutti.

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