Auguri di Buon 2012, tra scienza e superstizione


Nella prefazione di Storia della Filosofia Occidentale, Bertrand Russell spiega che non è tanto importante se un impianto filosofico sia corretto o no, ma la ricchezza di informazioni sta tutta nei motivi per cui, nelle specifiche condizioni antropologiche, storiche, sociali e culturali, quell’impianto viene prodotto ed adottato.

Come ogni anno, astrologi e profeti si sbizzarriscono in previsioni di ogni genere. Il 2012 non fa certo eccezione e sono previste catastrofi di ogni genere, ad iniziare dalla Profezia Maya, che associa grandi cambiamenti, se non immani catastrofi, al termine ultimo del ciclo del Quinto Sole, il 4 Ahaw 3 Kankin (0.0.0.0.0) del “Lungo Computo” del calendario Maya, corrispondente al 23 dicembre 2012, alle 11:11 am. Ad attendere l’umanità c’è poi un picco di attività solare, nuovamente associato a terribili profezie. Nostradamus prevede invece un grande sconvolgimento planetario, con tanto di “battaglia navale” e un possibile avvistamento degli UFO.

A molti fanno ridere, a molti terrorizzano, eppure queste superstizioni vanno considerate con attenzione perché raccontano di un genere umano in cerca di conoscenza strutturata. Senza i primi tentativi, perquanto maldestri e superstiziosi, non avremmo mai avuto la scienza moderna, efficace e ricca come oggi. Nell’antica Babilonia, famosa per la sua astrologia, non c’erano ruoli separati per l’astronomo come figura deputata alla predizione dei fenomeni celesti e l’astrologo come loro interprete. Entrambe le funzioni erano svolte dalla stessa persona.

Fino al XVII secolo astrologia e astronomia erano praticamente una cosa sola. E’ solo con l’illuminismo, nel XVIII secolo, che le due discipline sono separate. Solo in tempi relativamente recenti, quindi, l’astrologo ha assunto un ruolo esclusivamente divinatorio, cioé di interpretazione delle posizioni apparenti degli oggetti celesti come base per predire la psicologia umana, la previsione degli eventi futuri e in generale per la conoscenza esoterica.

Va però ricordato che senza la necessità tutta umana di prevedere il futuro in situazioni di incontrollabile instabilità, l’astronomia propriamente detta non si sarebbe mai sviluppata. Sarebbe stato infatti impossibile interpretare il significato della posizione dei corpi celesti senza produrre un modello di previsione del moto, essenziale per la scienza moderna.

In questo senso, il ruolo di spinta allo sviluppo dell’astrologia è stato essenziale. Nella Grecia antica, i pre-socratici Anassimandro, Senofane, Anassimene e Eraclide furono i primi a tentare una speculazione sulla natura e la sostanza delle stelle e dei pianeti. Grazie ad astronomi come Eudosso il primo tentativo noto di osservazione dei moti planetari ha prodotto un modello geocentrico del cosmo. Lo stesso che fu poi accettato da Aristotele, e tragicamente conservato a colpi di Santa Inquisizione fino all’avvento del modello eliocentrico di Tolomeo, il primo in grado di spiegare il moto retrogrado di Marte.

I due ruoli di astronomo ed astrologo non sono stati sempre uniti, ma la loro unificazione è stata essenziale per la continuazione della scienza astronomica, percepita come di fatto inutile se non associata alla divinazione. Pensate che già intorno al 250 aC, Aristarco di Samo arrivò a postulare un proto-teoria eliocentrica, rimasta abbandonata per quasi due millenni, fino a Copernico. Abbiamo già parlato di questa incredibile amnesia del genere umano in un post precedente.

E’ solamente l’astrologia ad essere stata ampiamente accettata nell’Europa medievale, tanto da indurre alla traduzione in latino dei testi astrologici ellenistici e arabi. Nell’accettare o rifuitare l’astrologia hanno svolto un ruolo essenziale le corti reali d’Europa che, parallelamente, hanno dato modo agli astrologi di sviluppare le proprie competenze astronomiche in un ambiente protetto. Senza la superstizione di questi mecenati la scienza moderna non avrebbe mai avuto luogo. Difficile dire se personaggi così brillanti come Isaac Newton, esperto esoterista ma anche figura fondamentale della scienza moderna, non avessero approfittato della crassa ignoranza dei governanti per perseguire obiettivi scientifici di altissimo livello.

Ogni sistema culturale, quindi, ha prodotto il proprio approccio divinatorio alla misurazione della realtà esterna, ma sempre e comunque associato ad un vero e proprio  sistema pseudoscientifico basato sull’osservazione e la costruzione di modelli. Un aspetto essenziale per lo sviluppo di una vera e propria cultura scientifica.

Certo, è effettivamente un fenomeno curioso che, ancora oggi a 100 anni dalla formulazione della teoria della relatività, l’astrologia e le previsioni del calendario Maya abbiano tale e tanto seguito nella grande massa ma, tant’è. Bisogna fare i conti con questo fatto: così stanno le cose e non resta che continuare una opera paziente di divulgazione scientifica, perché la consapevolezza delle migliori teorie scientifiche a disposizione del genere umano sia sempre più diffusa.

Da LidiMatematici, un sincero augurio di Buon Anno.

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